Hanno scritto di Creature Selvaggie

Dal guazzabuglio della musica italiana ogni tanto salta ancora fuori una moneta d’oro ben lucidata. È la “musica bambina” dei torinesi Lastanzadigreta, che racconta fiabe deliziose e profonde mescolando la chitarra elettrica al suono dei giocattoli. Un disco perfetto per le vacanze, perché richiede tempo, spazio e attenzione. Ah, Creature selvagge ha appena vinto la Targa Tenco come migliore opera prima dell’anno. Dopotutto le belle favole hanno sempre un lieto fine.
(Marcello Parilli, Sette – Corriere della Sera)

Fra il trovarobato da soffitta e il low-fi da cameretta, con un’attitudine freak e una scrittura consapevole del come si comincia e come si finisce … un suono artigianale, insolito … Esordio di spessore.
(Alessandro Hellmann, Rockerilla)

Lastanzadigreta, che fa delle dinamiche, dei respiri e dei silenzi la propria cifra stilistica, per valorizzare il lavoro di arrangiamento, dove appaiono e spariscono strumenti diversi, come la marimba e il mandolino, e dove archi, violino e violoncello, decorano con garbo e gusto il loro elegantissimo pop d’autore.
(Classic Rock)

Dentro c’è tanta leggerezza e tanta competenza, tanta passione e tanta allegria. C’è una lunga storia, una filosofia di azione profonda e una grande sperimentazione musicale.
(Giulia Zanichelli – Repubblica XL)

Come assistere a una jam d’autore tra un Tom Waits adolescente, i Tortoise degli esordi, il Battiato che si ascolta cantare stupito. A sostenere il tutto una marimba. I testi invece non hanno nulla di casuale, neppure indirettamente: e necessitano di ascolti attenti, per capire quanto lavoro c’è dietro, e quanta bellezza distillata in parole.
(Guido Festinese – Disco Club)

Lastanzadigreta il suono lo cerca per vie non convenzionali, lo sperimenta, sfuggendo a qualsiasi definizione … Pop distribuito senza timore, messo in circolo tra leggerezze assortite, musica da camera … richiami world, o a sonorità più compatte … un disco ricco di piccole gemme.
(Giuseppe Catani – Rock.it)

Creature selvagge è un’opera prima, ma che arriva da molto lontano, da anni ed anni di lavoro. È un lavoro maturo, e nasce da una band matura … Liberi da ogni schema, mossi soltanto dal loro istinto. Che si lasciano stupire dalla musica e, di conseguenza, stupiscono. E si ispirano guardando il mondo sempre con la meraviglia di un bambino. Ma poi mettono in musica le loro ispirazioni con la maturità di chi la musica non solo la conosce bene, ma la ama profondamente
(Anna Gaia Cavallo – Rockol)

Creature selvagge cerca di immaginare un folk da camera in panni indie (più i Notwist o Yann Tiersen che derive cantautorali nostrane … Strumentazione eclettica e insolita, direzione promettente, molta voglia di fare di testa propria.
(Alessandro Besselva Averame – Rumore)

C’è molta eleganza, ricercatezza e cura dei particolari in Creature Selvagge … a cominciare dall’incastro perfetto dei suoni … un album spontaneo come un fanciullo e accessibile a tutti come la democrazia.
(GG – Cantautori)

[Creature selvagge] è una ventata di aria fresca in un panorama italiano stretto da una parte dalla crisi irreversibile del cantautorato storico e dall’altra dalla massificazione e dal livellamento della scena indie … un capolavoro di varietà, di azzardo, di arrangiamento … uno dei più bei dischi italiani di questi ultimi mesi, forse addirittura degli ultimi anni.
(Gianluca Dessì – Blogfoolk!)

Creature selvagge è pregno di sapori naive, con una grafica eterea che ti fa prendere con le mani pulite il booklet (così da non sporcarlo) e con lo sguardo segui quei testi in apparenza impalpabili … Ad un mondo musicale spesso urlato (forse anche per coprire una mancanza di idee liriche o una imperfezione stilistica), il progetto torinese contrappone un vero e proprio manifesto della musica bambina … Come ti senti dopo aver ascoltato questo disco? Sicuramente con un animo più leggero, ma con i piedi piantati per terra e non stai vagheggiando su paesi dove si vive bene, ma ti stai impegnando a vivere (e migliorare) il tuo presente.
(Giancarlo Passarella – Musicalnews)

L’indie folk d’autore della formazione subalpina giunge con Creature selvagge alla piena maturazione. Canzoni suggestive e ricche di metafore sono arrangiate all’insegna del sano artigianato, e nella scelta dei suoni piovono strumenti insoliti, non necessariamente appartenenti allo scenario del nord del mondo … dal vivo, a queste soluzioni frizzanti si somma il divertente rito dello scambio di strumenti, dal momento che ciascun musicista suona un po’ tutto.
(Paolo Ferrari – Torino Sette)

Un’orchestra rock, come si definiscono loro, composta da “strumenti strani, dimenticati in qualche solaio”. C’è anche un bidone, che fa sempre tanto Einsturzende Neubauten. E poi il continuo scambio dei ruoli, che fa sempre tanto Arcade Fire. Lastanzadigreta è un curioso esempio di come per trovare musica originale non serva scandagliare chissà dove. Il collettivo torinese è un caso a parte, gustosissimo paradosso e unicum nel suo genere che mescola storytelling e canzoni giocattolo. Ma sono giocattoli coi quali ci si diverte più da adulti che da bambini.
(Valerio Di Marco – extra music magazine)

Più che un progetto musicale e associativo, il lavoro de Lastanzadigreta sembra essere la chiave di un recupero culturale, fatto di cose buone che hanno il profumo del tempo andato … [Creature selvagge è] un pregevolissimo baule d’antàn riempito alla rinfusa di filastrocche “popular” e genuine marmellate dai gusti più svariati quali elettro-rock, freak-pop, folk industriale, inserti cameristici insieme a una profonda analisi sulla canzone d’autore.
(Franco Vassia – Mat 2020)

Un album ricco di spunti riflessivi ma con un preciso percorso tracciato. Un’evoluzione del cantautorato italiano contaminato dalle tante influenze dei cinque musicisti di Torino, al secolo lastanzadigreta.
Dodici brani che hanno il pregio di crescere, maturare e poi definirsi in uno stile piuttosto originale e difficilmente individuabile in altro.
(Emiliano Gambelli – Culturamente)

Canzoni a loro modo strane che, quasi a voler nascondere la loro timidezza, cercano di sfuggirci via proprio come è tipico delle creature selvagge, ma che una volta acciuffate, con il loro linguaggio leggero e spensierato, sanno rivelarci un carattere forte.
(Maurizio Galli – L’Isola che non c’era)

Aggraziati musicisti, didatti e autori di colonne sonore per cinema e teatro che inventano notevoli canzoni d’autore con un parterre di corde, archi e percussioni, oggetti quotidiani da trovarobato, fatto centro sul mistero ritmico e armonico di una marimba.
(Guido Festinese – Alias de il manifesto)

C’è un gruppo che, di recente, ha riportato la musica al racconto, talvolta fiabesco, tramite la dote del cantautorato … è complesso dedicare un genere [a Creature selvagge] se non lo storytelling.
(Andrea De Sotgiu – Musica 361)

I cinque de Lastanzadigreta, al loro primo album, sono già riusciti ad affascinarci, complici i testi raffinati e sinceri e una musica difficile da etichettare, volutamente “pop” e orecchiabile ma ricercata, dolce ma decisa, ancora più apprezzabile dal vivo grazie alla loro versatilità e ironia.
(Irene Dogliotti – Tuttorock)

Brani … caratterizzati da un suono complesso, costruito in maniera incalzante, e da testi diretti che riescono ad arrivare al cuore di tutti gli spettatori per la loro semplicità.
(QN – Il Resto del Carlino)

Cantautorato pop, solido e tenace come il legno di castagno, ma delicato e trasognato come le storie della buonanotte … un bellissimo esempio di policromia musicale. Una cornice che profuma di folk inquadra testi apparentemente dolci ma ricchi di riferimenti e poesia, resi pop da una precisa volontà di essere immediati, diretti, amichevoli e genuini
(Denis Caffarel – L’Eco delle Valli Valdesi)

Avete presente le canzoni che partono con batteria, poi entra il basso, e quindi la chitarra elettrica: Ecco, le canzoni de Lastanzadigreta non sono così. Dodici tracce che rievocano atmosfere legate all’infanzia, ma che non sono semplici filastrocche. Anzi, molte sfociano nel punk e nel post rock … Una piccola orchestra che rapisce.
(Simone Vazzana – La Stampa)